Checco Zalone e Robert Dancs in Sole a catinelle, regia di Gennaro Nunziante. |
Insomma, ci avete fatto (non solo a me, a un sacco di altra gente) due palle così sul fatto che fosse un film banale, "com'è possibile che abbia fatto tutti quei soldi", addirittura "berlusconiano". Mi ritrovo un film in cui si ride (perché si ride), senza troppe cadute di gusto, con doppie letture disseminate qua e là, con intuizioni fulminanti (il discorso becero del protagonista che finisce con "la pancia del Paese", il finale con l'eutana-zia, ecc.). E non è neppure girato e montato alla sgangherata come i mitici Vanzina di un tempo. Le canzoni sono irresistibili, piace ai bambini, è un prodotto family perfettamente riuscito.
Marco Paolini (al centro) tra gli altri protagonisti del film. |
Ai tempi di Totò i critici cinematografici passavano la mano ai loro vice (che a quel tempo firmavano appunto "Vice") pur di non recensire i suoi film. Così, per non sporcarsi le mani. Oppure si limitavano ad un "ed ecco l'ennesimo film di Totò". E adesso? Parlarne male adesso, di Luca Medici e magari rivalutarlo tra vent'anni? O invece portarsi avanti, con un po' di lungimiranza? D'altra parte, se Zalone e Fabio Volo non sono cinema e narrativa ma televisione forse siamo davvero nel Ventunesimo secolo.
È bravo e si merita il successo che ha, se è televisione il cinema si deve adeguare - con intelligenza, possibilmente (però per me uno che fa televisione e narrativa è diverso: o sei Aldo Busi o ti sp... va be', diciamo che viene a tuo detrimento, ecco)
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