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| Il depliant della Vital che illustrava le meraviglie dello Squeezoom (1980). |
Visto che è
estate e in vacanza vi piace leggere le madeleine, vi racconterò una storia
degli albori della tv commerciale. La storia dell'M50. O meglio, dell'M1, poi diventata M50. L’M1 era la sala di
montaggio più importante della Fininvest, ed era il regno di Valerio Lazarov.
Lazarov era un
regista rumeno, naturalizzato spagnolo, di cui Berlusconi si invaghì nel 1980
perché lo aveva visto realizzare per la Rai un programma a suo modo abbastanza
rivoluzionario, che si chiamava Tilt.
La protagonista di Tilt era Stefania Rotolo, una conduttrice e
ballerina che sarebbe morta giovanissima, incarnando un mito postumo per i
ragazzi degli anni ottanta. La particolarità di Tilt consisteva nel fatto che Lazarov (rubusto, tarchiato, capigliatura da
tenore ottocentesco, enormi scarponi e un curioso accento) aveva fatto uso
estensivo delle prime tecniche digitali applicate alla televisione. L'apparecchio,
chiamiamolo così, era lo Squeezoom,
un processore realizzato da un'industria della Florida, la Vital, antenato degli
effetti digitali successivi. Fu una rivoluzione così importante per l’immagine
televisiva che qualche anno dopo, quando i comunisti decisero di realizzare un rotocalco per le tv "di area", lo chiamarono proprio così, Squeezoom.
In pratica lo Squeezoom consisteva
in una memoria di quadro che permetteva di modificare in diretta (moltiplicandola,
schiacciandola, distorcendola) un'immagine televisiva. Applicato al chromakey (che
per un decennio fu il giocattolo preferito dei registi, da Mixer al Tg1)
consentiva, ad esempio, di girare un balletto usando un'unica ballerina,
moltiplicata come in un gioco di specchi. Ovviamente questo metodo
apparentemente risparmioso risultava, all'atto pratico, più costoso del
reclutamento di un intero corpo di ballo, perché Lazarov, per realizzarlo,
occupava per una settimana intera la sala di montaggio più sofisticata di Milano
2. Appunto, la M1, poi M50.
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| Valerio Lazarov. |
Era un costoso
giocattolo (il processore da solo costava 300 milioni di lire dell’epoca) che però
serviva a stupire i visitatori. Enzo
Biagi in un memorabile articolo su Berlusconi si soffermò proprio nella
descrizione di quella sala, dagli effetti, per l'epoca, mirabolanti. E Lazarov
divenne direttore generale di Videotime,
la società di produzione tv della Fininvest.
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| Squeezoom look. |
Ma all'inizio
degli anni ‘90 ci mandarono proprio lì a montare Target. Nel frattempo Lazarov era andato in Spagna a dirigere la Cinco, lo Squeezoom era stato sostituito dall'Ado dell’Ampex e dai costosissimi prodotti della Quantel e la M1
era diventata M50. Per noi borderline era comunque una specie di
riconoscimento, come se ci avessero consegnato le chiavi dell'Enterprise. Dall'M50
uscirono fior di montatori che poi divennero bravissimi registi.
Montare
all’M50, con un grande mixer, una miriade di monitor e quattro Ampex che
facevano girare in sincrono altrettante bobine da un pollice, era un gran
divertimento. Finivamo la post-produzione di Target talmente tardi che spesso eravamo
costretti a mandarlo in onda direttamente dalla sala di montaggio. Sento già una
vocina: “C'era libertà?” Onestamente sì. Magari c'era anche un po' di autocensura,
ma neanche tanta. Ci sentivamo nella cutting
edge della tv. Più avanti degli altri. Poi tutto cambiò, naturalmente. E io
mi ritrovai a Viale Mazzini. Ma come dicono i mediocri narratori, quella è
un'altra storia. E non necessariamente più divertente.











