venerdì 9 marzo 2012

I Giacobini dell'archivio Rai




Oggi le cronache comunicano, tra una puntata e l’altra della telenovela sull’asta delle frequenze tv, il ritrovamento dei Giacobini di Federico Zardi.
Spiego per i non brizzolati: i Giacobini è stato uno storico sceneggiato Rai, storico anche perché Palmiro Togliatti l’aveva lodato per non aver trattato i rivoluzionari francesi da stronzi assetati di sangue. I master dei Giacobini sono spariti da tempo dagli Archivi Rai. Barbara Scaramucci – alla quale prima o poi bisognerà fare un monumento perché se non ci fosse stata lei a metter su le Teche Rai adesso non troveremmo neanche il tg del rapimento Moro- ha ottenuto la registrazione (amatoriale) dell’audio della trasmissione da un appassionato. L’audio, non il video, perché ai tempi quello che si poteva fare da casa era registrare l’audio, magari con un Geloso (il registratore a bobine più diffuso ed economico del tempo), collegando l’ingresso audio del Geloso ai cavi rosso e nero che andavano dall’amplificatore interno agli altoparlanti del proprio televisore. (Esisteva anche un apposito accessorio Geloso, un cavetto che finiva con due pinze a coccodrillo, il che significa che un sacco di gente registrava l’audio dei programmi più amati per poterseli conservare).

Un registratore Geloso (1963)
Il problema è che molte altre cose mancano dai repertori Rai, ma nessuno ha mai spiegato bene la vicenda. Fino a metà anni ’60 si registrava solo col Kinescope, nel gergo Rai vidigrafo (in pratica, una macchina da presa 16mm puntata contro un normale televisore). Poi si è cominciato a produrre gli sceneggiati e i varietà non in diretta su Ampex da due pollici. Ma una bobina da due pollici costava come un mese di stipendio  di un tecnico, quindi si cercava di riciclare il più possibile i nastri. Nel caso dei Giacobini non escludo qualche ragione politica, d’altronde non è l’unico Ampex che manca all’appello nelle teche. Ma il punto centrale è un altro: nella cultura televisiva della Rai primigenia, nel suo dna, c’è l’idea (che viene dalla radiofonia) per cui il programma svanisce, evapora nel momento stesso in cui va in onda. E’ l’altra faccia della mistica della diretta. Si conserveranno solo le commedie, i concerti, gli sceneggiati (ma non tutti, appunto) proprio perché non sono “televisione” ma cultura alta. Ricordiamoci sempre che i dirigenti migliori della Rai sono stati per un quarto di secolo o ingegneri di Torino o intellettuali umanisti, in ogni caso gente che riteneva l’intrattenimento televisivo un’inevitabile incombenza da gestire nel modo più dignitoso e meno dannoso possibile per la collettività, ma sostanzialmente un sacco di cazzate.
Quando i repertori sono stati conservati, molto spesso era per ragioni legali (ci sono solo tre puntate di Lascia o raddoppia nelle Teche Rai, pochissimo di Campanile Sera, neanche una puntata di Settevoci e l’elenco potrebbe continuare all’infinito). 

Un vidigrafo
La Scaramucci (una vera giacobina) ha fatto in questi anni un lavoro enorme non solo per organizzare e rendere fruibile su Internet la "library" ma anche per farne capire il valore culturale. E oggi le Teche sono un’altra cosa. (Inutile dire intanto che alla BBC hanno conservato anche l’ultimo sternuto del 1939). Ma è nato un nuovo problema: dei programmi di intrattenimento dell’ultimo tentennio spesso la Rai non detiene completamente i diritti. Neanche quelli dei programmi prodotti internamente (la presentazione sì ma quel cantante  no, Celentano no ma Pippo Baudo sì, quel format no perché è dell’Endemol, quell’altro è scaduto ecc.). In alcuni casi è inevitabile; in altri si riaffaccia l’antica malattia della tv pubblica, quella cioé di considerare ciò che viene prodotto per le masse come “circenses” non degni di memoria.  E neanche di valore di mercato. Per cui se si perde l’ultimo film di Pierino qualcuno piangerà al Festival di Venezia, se si perde un’intera serie di un programma Rai la risposta è pazienza. 

10 commenti:

  1. «Inutile dire intanto che alla BBC hanno conservato anche l’ultimo sternuto del 1939» — magari avessero conservato tutto, in realtà pure loro hanno perso dei pezzi: per esempio mancano all'appello un centinaio di episodi delle prime sei stagioni di Doctor Who!

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  2. http://www.bbc.co.uk/doctorwho/classic/clips/first.shtml

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    1. Sì, qualche mese fa sono state recuperate alcune copie dalla cantina di non-mi-ricordo-chi (ah, se solo riuscissi a ritrovare il link alla notizia!), ma comunque mancano all'appello parecchi episodi ancora.

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  4. E' davvero un peccato vedere quanto materiale manchi nelle teche rai. La quasi totalità dei supporti archiviati non è scalettata. Mancano molte trasmissioni "evento", come alcune edizioni di San Remo, per non parlare della mole di bvu che non sono mai stati catalogati e quindi persi, forse, per sempre.

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  5. Viva viva Scaramucci che se non ci fosse andrebbe ricreata in laboratorio.
    Io lancerei anche una specie di appello televisivo, magari con un concorso abbinato, magari anche un programmino in ottava serata in cui, dal teleschermo, si fa appello agli italiani perchè consegnino registrazioni televisive e radiofoniche che hanno in casa. Magari quelle dello zio che faceva l'elettricista, l'antennista, il venditore di televisori, il tecnico RAI, l'appassionato di musica o di teatro. Molti ex RAI hanno a casa i loro nastri.... e poi si perdono.
    Naturalmente prima del VCR (fine anni settanta, da noi) avremmo solo audio.
    Si potrebbe fare qualcosa anche per reperire i programmi delle prime private (lì il VCR c'era, ma grande fu il casino) ma come chiederlo alla Rai? Non sono beni culturali da conservare?
    Viva intanto ancora Scaramucci (e la sua band).

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  6. Secondo me l'idea di Menduni è geniale.

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  7. In effetti i motivi per cui molto materiale dell'archivio Rai è andato perduto sono molteplici (ultimamente il mio lavoro è proprio incentrato sulle ricerche negli archivi radiotelevisivi Rai). Una causa abbastanza frequente è da attribuirsi anche alle partite di nastri che a volte, specialmente a metà degli anni 70, venivano prodotti con un supporto magnetico instabile a causa della cattiva qualità della colla (il supporto videomagnetico non è altro che una striscia di materiale plastico su cui sono letteralmente incollate particelle magnetiche di vari metalli). Quindi certe trasmissioni sono deteriorate in quanto registrate su nastri 3M che per un certo periodo sono state meno stabili delle bobine AMPEX.

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  8. Non parliamo poi delle bobine audio... Una discreta massa di materiale prevalentemente del periodo 1970-78 è finito al macero a causa dell'allagamento di un magazzino in un sotterraneo dalle parti di Via Teulada. Il materiale che si è salvato è solo perchè era stato messo negli scaffali più in alto, quindi non invaso dall'acqua. Spesso è solo un caso. (produzioniposio@libero.it)

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  9. Secondo me il fatto di recuperare le vecchie produzioni rai e' totalmente inutile in quanto non esiste un canale dedicato alle trasmissioni d'archivio.
    Il massimo che ti puo' propinare la rai e' quella ciofeca di programma a spezzoni che si intitola 'techetechete'. L'archivio esiste, la rai se ne vanta ma noi possiamo vedere vedere solo 'techetechete'......

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