giovedì 3 ottobre 2013

Una mamma imperfetta merita di più

Lucia Mascino, Chiara ne Una mamma imperfetta.
Per chi ancora non l'ha vista: Una mamma imperfetta è una signora web-serie. Scritta bene, recitata bene e ben girata. E' un gioiellino. Alla FictionFest Ivan Cotroneo, che ne è a tutti gli effetti l'autore (la Produzione è di Francesca Cima, Indigo), ha presentato la seconda stagione, che è ugualmente bella. E' un prodotto in linea con quelli internazionali, ha ritmo, contemporaneità, è divertente, parla di cose vere e ci fa sopra una commedia low-cost. Chapeau. Dopo essere andata sul web per tutta la primavera, grazie al corriere.it, adesso Una mamma imperfetta è in onda su Raidue nello slot che gli addetti ai lavori chiamano "access": per capirci, i minuti che precedono l'inizio vero e proprio del programma di prime time. Il problema è che in quella fascia Una mamma imperfetta fa il 4%. Come tutti i programmi (o i promo lunghi) che l'hanno preceduta nelle stagioni passate.
Ivan Cotroneo.
[Per essere precisi: un 4% fatto dell'8% dell'Emilia e dell'1% della Sicilia, così come Pechino Express fa il 12% in Emilia e il 4% in Sicilia. Mentre Made in Sud fa il 22% in Campania e il 4% in Lombardia, totale quasi 6%]. In pratica, c'è un pubblico potenziale, colto, urbano, un pubblico "Sky", per capirci come target, per programmi come Una mamma imperfetta e Pechino Express che non affluisce quanto potrebbe. Basta fare il confronto: Mamma imperfetta: 6% tra i laureati e meno dell'1 % tra i "senza istruzione", mentre Made in Sud meno dell'1% tra i laureati e 15% tra i "senza istruzione" (nella quale categoria si comprendono i bambini piccoli, sia chiaro).
Evidentemente, in quella fascia così bombardata dalla contro-programmazione (è la "fascia di rispetto" nella quale, ad esempio, nessun canale Mediaset può inserire un programma che possa dar fastidio a Striscia la notizia; è la fascia in cui va in onda il finale di Affari tuoi, ecc.) gli ascolti di reti come Raidue -e non solo- sono anelastici. Qualunque cosa "breve" ci metti fa il 4%. Un ascolto è anelastico quando nessuno, se non il tuo zoccolo duro, passa a vedere che c'è in onda da te in quella fascia. Anche un pubblico potenzialmente interessato al tuo prodotto non ti intercetta. E' il momento dell'assassino: se ammazzi uno in diretta non se accorge nessuno. Un po' come quando, in un mercato rionale, il fruttivendolo in fondo a destra mette le zucchine migliori a un prezzo stracciato e nessuno se ne accorge. Forse è un problema di brand (chiunque abbia avuto l'arduo compito di prendere in mano Raidue, negli ultimi anni, si è ritrovato una rete che non aveva sedimentato un'identità precisa, e nel contempo, senza l'aggio né le risorse per poter rischiare più di tanto. E' facile criticare, più difficile indicare una strada).
Costantino della Gherardesca, showrunner
di Pechino Express.
E forse è un problema più generale. Un tempo Raiuno era la rete democristiana, Raidue quella socialista e Raitre quella dei comunisti. Poi sono diventate, a parole, Raiuno quella della famiglia, Raitre quella di Raitre e Raidue, i teoria, quella dei giovani. Senza però la possibilità di rischiare e di osare oltre il politically correct, perché Raidue è parte del "servizio pubblico". Forse sarebbe il caso di studiare come hanno risolto -o perlomeno tentato di risolvere, con qualche successo- questo problema in Gran Bretagna, dove hanno creato Channel 4: canale pubblico ma che vive solo di pubblicità e può osare quello che zia BBC non potrebbe mai. L'alternativa è cercare la quadratura del cerchio: che è sempre più difficile.

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