lunedì 2 luglio 2012

Freccero e la tv per Dummies (1)


Carlo Freccero.


Sabato scorso Carlo Freccero, istigato dal gruppo di Fazio che aveva organizzato “Ideona”, il convegno degli autori tv che si è tenuto per quattro giorni a Savona, ha tenuto un’affollata conferenza-lezione dal titolo molto how-to: “Le sette regole d’oro per un programma di successo”. Non ho resistito alla tentazione di proporvene una trascrizione, assolutamente parziale (e non controllata dall’autore).  Per assoluta mancanza di spazio qui vi riporto soltanto la prima regola. More to come.

“L’ideazione nasce sempre e comunque da un perimetro di costrizione. E’ come il melò: più costrizioni ci sono, più si ama una persona. Pensare di potersi presentare semplicemente dicendo “ho un’idea” è una cosa che detesto, non vuol dire nulla. Per chi hai pensato quell’idea? Per quale rete? Per quale fascia oraria? Per quale motivo? Occorre sempre perimetrare la creatività: più è perimetrata, più sarà vivida e flamboyant.
La prima regola è fatta di quattro a priori:
1. La linea editoriale della rete: in questo panorama in cui ci sono reti generaliste, reti tematiche e tante altre cose, occorre subito stabilire da che luogo noi parliamo. Situarsi nel campo di battaglia. Anche adesso che le reti sono spappolate, anche adesso che sono una marmellata.
Ogni rete ha la sua storia, una sua identità.
E’ come nella moda. Anche Galliano, se va a lavorare per una certa maison, deve in qualche modo rispettare queste regole. Non può fare l’eccentrico ma deve in qualche modo ripercorrere la memoria storica della maison. Lui ha fatto una battuta sbagliata ed ha dovuto lasciare la Casa.
2. Qual è lo scenario competitivo nel quale bisogna emergere e gareggiare? Farò un esempio classico. Come sono nate le serie tv con un running plot (cioé con una narrazione autoconclusiva affiancata da un racconto dello sviluppo dei personaggi nelle varie puntate)? E’ molto semplice. Negli anni ’80 è apparso Dallas, la prima soap opera di prime time in America, con un ascolto incredibile. E tutti gli autori di poliziesco si sono messi le mani nei capelli. Come si poteva rispondere a questo successo? Anche perché il poliziesco è il genere principale della fiction americana. E allora hanno inventato una serie come Hill Street Blues dove, accanto al caso di puntata, si sviluppavano tutte le storie dei vari protagonisti della serie.
Francesco Guccini e Caterina Caselli durante il Concerto per l'Emilia.
Lo scenario è fondamentale: perché la televisione, lo dico con tristezza, lavora sull’audience. Non c’è mai un superlativo, “bellissimo, straordinario, indimenticabile”, come al cinema. CSI nel 2006 fa un ascolto incredibile e allora la concorrenza inventa il Dr House: è un medical drama che però è un poliziesco. E, tra parentesi, usa le stesse immagini di sintesi di CSI.
Altro esempio: il sabato negli Stati Uniti non si fanno più programmi, solo sport o repliche o programmi locali. E anche in Italia i grandi show non vanno più al sabato. Perché il pubblico che conta a livello pubblicitario il sabato non c’è.
Bisogna avere l’umiltà di capire quindi che un programma come C’è posta per te, che a qualcuno magari può sembrare rivoltante, è invece il programma che spiega molto bene cos’è il sabato sera: rimane a casa solo un certo tipo di pubblico. E su questo pubblico C’è posta per te riesce a splendere e luccicare. Sarebbe un errore contrapporgli un programma più festoso.
3. Il marketing “culturale”. In questo senso sono figlio di Guglielmi. Lo spirito del tempo indica l’insieme delle mode, dei tic, delle credenze, delle tendenze. Ogni epoca ha la sua tv. La tv del 2000, in pieno liberismo, in cui si pensava che l’individuo fosse al centro del mondo, non può che produrre il reality. Il reality è l’orgia della filosofia liberista applicata alla tv. Cui si contrappone la “tv verità”, la tv del sociale, la tv del “noi” contrapposta alla tv dell’”io”.  C’è una famosa espressione di Serge Daney, un critico cinematografico dei Cahiers du cinéma: la tv è l’inconscio a cielo aperto. Un’espressione che ha le radici in Miti d’oggi di Roland Barthes.
Lo spettacolo, la moda, sono la schiuma, l’immaginario della società. Negli anni in cui la televisione era tutto un reality anche la vicenda della morte di Papa Wojtyla è stata vissuta come un reality. Wojtyla sapeva fare missione, era un genio.
Fazio ad esempio: fa i suoi grandi spettacoli, da Vieni via con me a Quello che (non) ho, sempre in periodi di crisi. Se non ci fosse stata la crisi non avrebbero avuto questo effetto dirompente. In un momento di ottimismo questi programmi sarebbero stati sbagliati. Lo spirito del tempo: bisogna capire in che momento siamo. L’unico spettacolo di Raiuno che mi ha colpito quest’anno è stato il Concerto per l’Emilia. Perché funzionava così bene? Perché era molto “archivio”, nostalgia, ma anche perché rappresentava lo spirito del tempo. Rockpolitik è stato fatto nel momento massimo del berlusconismo. E Celentano (scusate se faccio questo esempio anche se oggi sono di destra) costruisce questo programma come una chiesa in cui tutti possono ritrovare sollievo. E’ il momento giusto.
4. Budget. Non si può fare qualcosa senza avere un budget.
Sono le quattro cose rispetto alle quali ogni autore deve in qualche modo fare opera di modestia, non essere autobiografico. “
(continua)






2 commenti:

  1. Racconta molto bene cose che, forse, sono un po' vècchie.

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  2. Non hai idea di quanti dummies ci siano nelle reti tv.

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