venerdì 7 settembre 2012

Del Kindle e dei democratici americani


Bill Clinton alla Convention democratica di Charlotte, 2012.
Volevo scrivere un post sul Kindle Fire, che sta per arrivare anche in Italia (25 ottobre, credo). Il Kindle Fire, come tablet, è davvero un killer product. Costa un’inezia rispetto all’iPad, ha molte delle funzioni dell’iPad, è un po’ più piccolo (e infatti Apple sta per far uscire un iPad mini per contrastarlo), e ci si leggono anche bene i libri (mi rendo conto che quest’ultimo è un discorso di nicchia, ma insomma). Jeff Bezos per certi versi è davvero il nuovo Steve Jobs: ha la follia, l’ingenuity e la caparbietà di chi è in grado di costruire una cosa nuova. Sono contento di averlo fatto intervistare nel 2000, quando tutti quelli che sanno mi spiegavano che Amazon era una fetta della “bolla” tecnologica, e che presto Bezos sarebbe saltato in aria con tutti i suoi libri. Invece lo zompo l’hanno fatto in tanti, ma lui è ancora lì, mentre non si può dire lo stesso di Barnes&Noble.

Eva Longoria.
Invece scriverò d’altro, e cioé della Convention Democratica di Charlotte. In una vita precedente mi è capitato di occuparmi di queste questioni (come sanno quelli che mi conoscono da più tempo), quindi qualche idea me la sono fatta. E la prima è: ragazzi, allora so l’inglese! Sì perché se avete provato ad ascoltare i discorsi (nell’ordine) di Michelle Obama, di Bill Clinton (the king of comizianti)  e perfino di Eva Longoria e Scarlett Johansson, e avete una passabile infarinatura di inglese, avrete capito tutto. Perché i democratici americani sanno da molto tempo che bisogna parlare a tutti gli americani, buona parte dei quali l’inglese non lo sa, perché come diceva quello, “americani non si nasce ma si diventa”. L’unico leggermente più ostico è stato quel secchione di Barack Obama. Ma è la croce che si portano dietro sempre i primi della classe.
Barack Obama.
Ora, chi per avventura abbia letto, tanti anni fa, il bellissimo saggio di Richard Hofstadter (Anti-Intellectualism in American Life, 1964) sa che quello che noi chiamiamo, con inevitabile sfumatura valoriale, il populismo, per gli americani è la consapevolezza di vivere in una società di massa. E’ ovvio che con questa materia incandescente ci si può comportare in vari modi, anche i più turpi. I democratici americani sono riusciti, nel tempo, a trovare una chiave per parlare alla ggente (sì, con due g). E in questo Hollywood, paradossalmente, li ha molto aiutati (l’Hollywood del cinema e delle serie tv), perché ha offerto loro una nuova koiné, un linguaggio attraverso il quale parlare dell’altra faccia dell’ideologia americana, quella appunto rappresentata dal sogno democratico. E quando, aspettando lo speech notturno di Obama, mi capita di imbattermi in una puntata di Piazza Pulita in cui il rappresentante democratico (nel senso del pd) si chiama Boccia e non muove un pallino, beh ecco che il discorso torna tutto.  

2 commenti:

  1. Poiché già ricevo vari commenti sui social network vorrei chiarire: a me i populisti all'italiana fanno orrore. Ma non nascondiamoci dietro un dito, stigmatizzare il populismo non giustifica l'incapacità di parlare alla gente.

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  2. Verissimo, le parole sono importanti e come diceva Nanni Moretti "Chi pensa bene, parla bene" http://www.youtube.com/watch?v=qtP3FWRo6Ow

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