lunedì 21 maggio 2012

Retequattro e il quaderno di Ricotti


Oggi vorrei ricordare Giancarlo Ricotti, che è morto l’altro ieri a Milano. Nessuno storico della televisione sa chi era Giancarlo Ricotti, quindi è giusto che ve lo racconti io. Ricotti era il capo spedizioniere del T.O.C., il centro di coordinamento dell’emissione di Retequattro quando Retequattro era, nel 1983, la tv di Mario Formenton e della famiglia Mondadori. Cioé la tv di Enzo Biagi, di Dynasty, di Dancin’ Days, di Enzo Tortora, di M’ama non m’ama, di Giorgio Bocca e di Costanzo (il Maurizio Costanzo Show nacque proprio su Retequattro).
Retequattro in realtà esisteva grazie a Ricotti, che riusciva a far arrivare in tutta Italia le cassette con i programmi alle tv locali che le avrebbero messe in onda. La sede di lavoro di Ricotti era un capannone a Lavanderie di Segrate, poco distante dal famoso traliccio che costò la vita a Feltrinelli. Tutti i film di cui Retequattro aveva i diritti erano registrati in un apposito database che era il quaderno di Ricotti. Un quadernetto nero sul quale Ricotti aveva appuntato, in sommario ordine alfabetico, quello che si poteva mandare in onda.  Quando saltava un programma si chiamava Ricotti; e se la telefonata non arrivava, certe volte era lui a decidere il film di mezzanotte.
M'ama non m'ama, di Steve Carlin (1983)
Il capannone di Lavanderie era un posto totalmente fuori dal mondo, a pochi passi dalla Provinciale Cassanese. Condivideva gli spazi con altri capannoni della Mondadori, la cui sede era poco distante. Ricordo che un giorno, quando Leonardo Mondadori perse il contratto con la Walt Disney (“ma dove volete che vadano senza di noi?”) e la Disney si mise a stampare Topolino in proprio, tutte le tavole originali dei vecchi giornalini finirono sul marciapiede davanti ai magazzini. Non proprio tutte, qualche anima pia ne rubò qualcuna, per fortuna.
Al civico accanto c’era la sede di Videodelta, alias il centro tecnico di Retequattro. Chi faceva programmi per Retequattro prima o poi doveva litigare con Ricotti. Naturalmente la ragione era di Ricotti, perché i produttori consegnavano i programmi sempre in assoluto ritardo, e lui doveva congegnare delle consegne sempre più complicate nelle tante tv regionali che erano federate al canale della Mondadori.
Chi non ha vissuto quel periodo non può comprendere il complicato impasto di culture aziendali, di sensibilità lombarde, di professionalità operaie che furono al centro dei primi anni dei network privati in Italia.  Qualcosa che aveva molto di più l’odore della fabbrica brianzola che quello dei caffé snob di Milano centro.
Poi arrivò Berlusconi che comprò Retequattro, pressoché in fallimento anche per l’ingenua scelta di puntare tutto su Venti di guerra, un polpettone rosa-militarista, contro gli occhioni di Richard Chamberlain, il pretino di Uccelli di rovo. Mondadori spese quattro miliardi dell’epoca in pubblicità per una linea Maginot che si rivelò una specie di Caporetto. E il centro tecnico operativo di Retequattro diventò l’emissione di Mediaset.  Chissà dov’è finito il quaderno nero di Giancarlo Ricotti. 

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